Poesie, lettere e preghiere alpine

(ordine alfabetico)

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ALPINI

 

"....buoni e semplici come eroi e fanciulli; audaci e prudenti come soldati di razza; robusti, resistenti come il granito dei loro monti; calmi, sereni come pensatori o filosofi; col cuore pieno di passione malgrado la fredda scorza esteriore, al pari  di vulcani coperti di ghiacci e di neve tali apparvero, nell'alpe nostra gli alpini d' Italia,

all' irrompere della santa guerra di redenzione e di libertমbsp;       

 

- Cesare Battisti -

 

 

 

ALPINO D'ITALIA

 

Cappello alpino con la penna nera,

amicizie nate nella fatica vera,

finiti gli studi con grande tristezza,

il treno, la naiaᤤio giovinezza!

 Mamma e morosa, in gola iuro!ﳰan>

ma non devo piangere, devo esser duro,

⵳ca e strigliaೣarpe chiodate,

fiato corto ed unghie piantateﳰan>

Adolescente, con sui piedi le piaghe,

idee sul futuro confuse e assai vaghe,

nella gavetta la pasta fumante,

attorno alla tenda fango abbondante.

 Colpo in canna e sicura levata,

su in postazione ⡶oᶡnzata,

 la neve scende ghiacciata e fine

Penne Nere di guardia al confineﳰan>

 l'una di notte, baionetta sul fianco

il sonno mi prende, ormai sono stanco,

elmetto pesante, non posso far senza,

forse domani andiamo in licenza.

 Odore di muli e marce forzate,

Garand in spalla, e mani sudate,

zaino e spallacci, piccozza alla mano,

Alpini in colonna s쬯ntanano pianoﳰan>

l'Aquila nera con un 䠳tampato,

rivedo gli occhi di>bocia imbranato,

il congedo di>vecio ormai maturato.

Alpino d䡬iaﳰan>

  

- Bruno  De Marco -

 

 

 

DICONO CHE SARETE IN TRECENTOMILA

 

Ogni tanto mi capita di dire, con le persone pi궡rie, che sono un Alpino. Appena pronunciata la parola Alpino,mi accorgo che sul viso di molte persone appare un sorriso. Un sorriso che 蠳empre di simpatia e di grande stupore. 飯no che sarete in trecentomilaɯ ripenso allora a tutte le adunate vissute e rivedo quei fiumi di penne nere avanzare per la stessa strada di tante Citt஠Ci penso spesso poich頱uella visione mi d࠵na grande forza proprio nei momenti nei quali mi sento stanco e troppo piccolo per affrontare le grandi battaglie quotidiane. E mi chiedo quale sia il magnifico mistero che unisce trecentomila persone,provenienti da ogni parte d䡬ia ed anche dall㴥ro, con vite diversissime tra loro, in quelle sfilate favolose. Trecentomila persone, insieme, con gioia viva, con gli sguardi avanti, con commozione forte, con quella forza misteriosa dentro! Quasi certamente non esiste un altro caso al mondo nel quale si trovano, ogni anno, trecentomila persone che comunicano a tutti un bellissimo sogno. Ho pensato tantissime volte a quel sogno che mi aiuta a vivere senza paura nell榲ontare i soldati del male e che mi riempie il cuore di gioia. E ho capito che, forse, quello, pi꣨e un sogno, 蠵na realtଠgrande come un bellissimo sogno. E졠realtࠦormata da tante vite vissute operosamente, con coraggio quotidiano nel compiere il proprio dovere nel ricordo grato di tutti gli Alpini andati avanti, magari nel compiere piꤥl proprio dovere, per esempio nelle numerosissime Associazioni Nazionali Alpini che questo fanno nel silenzio discreto del fare senza voler apparire. E queste vite quel sogno se lo portano appiccicato sul viso di ciascuno, nello sguardo sereno, nel passo unico nell㰡n class=GramE>avanzare vicini e compatti, senza alcuna incertezza, con il rumore di un unico scarpone: trecentomila Alpini nel giorno della grande festa. Poi si torna a casa. Ma nessuno resta solo. Si torna a casa con quel sogno appiccicato sul viso, con lo sguardo sereno,continuando a sentire la presenza dei compagni vicini e compatti nel suono di un unico scarpone. A molti potr࠳embrare strano: si torna a casa in trecentomila, ma non ciascuno a casa sua: trecentomila a casa di ciascuno! Grazie Alpini di tutta Italia!

 

 - Uno dei trecentomila -

 

 

 

FRAMMENTO - FRONTE RUSSO 1943

 

Frammento

Fronte russo 1943

Io resto qui.

Addio.

Stanotte mi coprirࠬa neve.

E voi che ritornate a casa

pensate qualche volta

a questo cielo di Certkowo.

Io resto qui

con gli amici

in questa terra.

E voi che ritornate a casa

sappiate che anche qui,

dove riposo

in questo campo

vicino al bosco di betulle,

verrࠬa primavera.

 

- Giuliano Penco -

 

 

 

FUOCHI INCROCIATI

 

Il freddo di quelle montagne, lungo le trincee, rimbomba anche nello. Non cola soltanto sudore sulle tue tempie. Sono gocce di paura, tremenda inquietudine mentre i tuoi occhi cercano altri occhi, mentre i tuoi sensi si acutizzano nella disperata ricerca di un attimo di pace. Una ingiallita foto nella mano e una pesante lacrima che scende a fatica. In quei posti, in quei rifugi, sotto quella pioggia di piombo, la pace si compra con la guerra.              

                               

- Alberto Chiaretto, Arre di Padova -

 

 

 

GIRASOLE

 

 Girasole

 fratello dell쩶o

quante lampade gialle alle tue estati

a perdita di vista!

1313 al Val Piave,

1150 i non tornati.

E poi 튣repitii secchi ai plumbei cieli

per campi senza fine.

 Su chi 蠴ua terra

nelle tue notti

battesimo infinito

mille lacrime nere le corolle.

 E a chi severa b顼/span>

dal Don alla Kalitwa

da Krinitzskajia all㫯l

statua di ghiaccio della bianca pista.

 E a chi un곢a ha serbato

all㵬e preghiera

della sola agon졼/span>

 E a chi ferito e assiderato

ha infranto entro la chiesa di Kurenji

i muri del silenzio dissacrato.

 Mille gocce di buio

sotto  gli  archi  di  stelle

sopra  la  terra  a  dormire.

 Mille  corde  del  canto  i  lunghi  steli.

 

- Rocco  Rocco -

Ufficiale medico in Russia con il Gruppo da montagna Val Piavedella Divisione Alpina JuliaDecorato al Valor Militare con tre  croci di guerra al merito

 

 

 

GLI ALPINI ARRIVANO A PIEDI LA DOVE GIUNGE SOLTANTO

 LA FEDE ALATA

 

Ecco come va interpretata questa frase: "Arrivano a piedi" 蠬'espressione che indica i sacrifici fatti dagli alpini rappresentati simbolicamente dalle lunghe marce fatte a piedi. "La Dove" sta ad indicare le alte vette delle montagne cos젡lte e belle da essere paragonate al paradiso. "La fede Alata" ha un duplice significato: da un lato rappresenta l'aquila alata simbolo di noi alpini e dall'atro rappresenta la colomba dello spirito santo anch'essa alata.

 

 - tratto da Centomila gavette di ghiaccio -

 

 

 

LETTERA TESTAMENTO DEL TEN. ADOLFO FERRERO

 

Venne scritta alla vigilia della battaglia dell㰡n class=SpellE>Ortigara, precisamente alle ore 24.00 del giugno 1917, dal Ten. Adolfo Ferrero,torinese della classe del 1897 (20anni), arruolato nel 3쳰an class=SpellE>Reg. Alp. Btg. Val Dora, trovॲoica morte il 19 giugno 1917 ;insignito di medaglia d⧥nto al V.M., gli venne anche conferita la Laurea ad Honorem in lettere e filosofia. Le sue spoglie riposano nel Sacrario Militare del Lauten in Asiago. La lettera venne rinvenuta dopo oltre 40 anni, in perfetto stato di conservazione e con ancora alcune tracce di sangue, assieme ai resti mortali di un soldato che si presume fosse l䴥ndente, al quale aveva consegnato la lettera perch頬a recapitasse.

18.06.1917 ore 24,00

 

Cari genitori, scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire. Non ne posso fare a meno: il pericolo 蠧rave, imminente. Avrei un rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertରer darvi un ultimo saluto. Voi sapete che io odio la retorica, ...no, no, non 蠲etorica quello che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole, sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa, ma orrenda... Fra cinque ore qui sarࠬrno. Tremerࠬa terra, s㣵rerࠩl cielo, una densa caligine coprir࠯gni cosa, e rombi, e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in questo istante medesimo odo in lontananza. Il cielo si 蠦atto nuvoloso: piove... Vorrei dirvi tante cose᮴eᠶoi ve l�ginate. Vi amo. Vi amo tutti.. tutti. Darei un tesoro per potervi rivedere, ...ma non posso... Il mio cieco destino non vuole. Penso, in queste ultime ore di calma apparente, a te Papଠa te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore, a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina.. addio.. che debbo dire? Mi manca la parola, un cozzare di idee, una ridda di lieti, tristi fantasie, un presentimento atroce mi tolgono l㰲essione...No, no, non 蠰aura. Io non ho paura! Mi sento ora commosso pensando a voi, a quanto lascio, ma so dimostrarmi dinanzi, ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo. Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da una buona, non piangete e siate forti, come avrೡputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non 蠍 mai morto. Il mio nome resti scolpito indelebilmente nello dei miei fratelli, il mio abito militare, e la mia fidata pistola (se vi verr༯span> recapitata) gelosamente conservati stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per ventura mi sar৵adagnata una medaglia, resti quella a Giuseppe... O genitori, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a ventﳰan>anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro ricordo di me... Mयloroso il pensiero di venire dimenticato da essi... Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno pi䩠avermi avuto fratello... A voi poi mi rivolgo.

Perdono, vi chiedo, se vডtto soffrire, se vडti dispiaceri. Credetelo, non fu per malizia, se la mia inesperta giovinezza vi ࠦatti sopportare degli affanni, vi prego volermene perdonare. Spoglio di questa vita terrena, andrࡠgodere di quel bene che credo essermi meritato. A voi Babbo e Mamma un bacio, un bacio solo che vi dica tutto il mio affetto. A Beppe, a Nina un altro. Avrei un monito: ricordatevi di vostro fratello. Sacra 蠬a religione dei morti. Siate buoni. Il mio spirito sarࠣon voi sempre. A voi lascio ogni mia sostanza. E௣a cosa. Voglio perࣨe sia da voi gelosamente conservata. A Mamma, a Papࠍ lascio... il mio affetto immenso. E鬠ricordo pi㴩mabile che posso loro lasciare. Alla mia zia Eugenia il crocefisso d⧥nto, al mio zio Giulio la mia Madonnina d⯼/span>. La porterࠣertamente. La mia divisa a Beppe, come le mie armi e le mie robe. Il portafoglio (l. 100) lo lascio all䴥ndente. Vi Bacio, un bacio ardente di affetto dal vostro aff.mo Adolfo, saluti a zia Amalia e Adele e ai parenti tutti.

 

- Ten. Adolfo Ferrero -

 

 

 

L'INNO DEGLI ALPINI "TRENTATRE"

MA COSA SIGNIFICA 33 ?

 

Il significato della "Trentatr覱uot;, l'inno degli alpini, ad oggi varie interpretazioni...quale sar࠱uella corretta?

A voi il giudizio:

 

***

33 蠩l numero di battute al minuto dell. Per chi non si intende di musica possiamo dire che 蠩l numero di colpi di tamburo che batte il ritmo (un colpo forte per ogni battuta). La frase, ad esempio, ᩠fidi tetti del villaggio튣orrisponde a due battute (di due quarti ciascuna per chi conosce i rudimenti del solfeggio). Solo cos젳i ha un ritmo che corrisponde a quello con cui si suona di solito la marcia. Una battuta corrisponde a due passi. Ad esempio ᠍ fidi tetti del villaggio㯮o due battute e coprono quattro passi (ovviamente partendo col sinistro), corrispondenti a circa quattro secondi (un secondo per passo). ᩠fidi tetti del㯲risponde a una battuta. Provare e contare per credere. - Ten. Renzo Carlo Avanzo e Alpino Luigi Dal Martello

 

***

33 era il 33ॺzo nel repertorio delle fanfare alpine dei primi reparti. La sua vera origine viene perड un inno francese: Les Fiers Alpins, testo scritto da D'Estel, con la musica di Trav讼/font>

 

***

33 erano i passi  da fare al minuto marciando (contando il passo fatto sempre con il sinistro) e sul quale doveva sempre essere dato qualsiasi ordine di marcia;

 

***

33 si attribuirebbe al suono dei primi quattro accordi della marcia stessa che vagamente suonano come la parola ⥮tatr黻

 

***

la leggenda dice che nella prima fanfara alpina il maresciallo direttore richiamava questo brano indicando con le dita (gesticolando) 2 volte 3;

 

***

33 蠩l numero della pagina degli spartiti della banda nel 1887.

 

 

 

NIKOLAJEWKA

 

Un좡 che nella del sole

aveva la speranza.

Per immensi pascoli di neve

sotto un cielo arato di morte

pi튶olte sui tuoi dossi

si logor଒audacia

a cercarvi la vita.

 Solo al finire del giorno,

con disperato grido,

epica schiera di fantasmi

pass͊tra mesto mormorio di preghiere.

Scende ora il sole sull촯 del crinale

bagnando di luce i tuoi morti

e, in un vento di nuvole, fugge

il tuo solitario pianto

verso cieli lontani.

 Non piᳰre terre e profili di monti

nei loro occhi di vetro

ma lunghe file mute di uomini

su sentieri di ghiaccio.

 La pista si 蠦atta di stelle

e cristalli di luna si spengono

su misere croci senza nome.

 

- Prof. Nelson Cenci   (1981) -

Chirurgo, scrittore e poeta,  sottotenente del gruppo artiglieria da montagna Vicenza, medaglia d⧥nto al valor  militare guadagnata sul campo di battaglia a Nikolajewka il 26 gennaio 1943.

 

 

 

PENNA NERA

 

Esile lembo di un졼/font>

che sa di altezze infinite,

di spazi sconfinati,

di dominio dei monti

e del piano.

Simbolo dei soldati dell찥

perpetui nel tempo

sibili di tormente,

furor di battaglie,

pietࠤi opere buone,

calvari di penne mozze.

 Segno imperituro

di forza, di coraggio,

di sacrificio, di valore,

piantata sul cappello alpino,

svetti nel cielo come bandiera

vecchia e cara penna nera.

 

- Aldo Rasero -

 

 

 

PREGHIERA DELL쐉NO

 

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi. Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall'impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltࠣristiana. E Tu, Madre di Dio, candida pi䥬la neve, Tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli Alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli Alpini vivi ed in armi. Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni e ai nostri Gruppi. Cos젳ia.

 

 

 

RUSSIA

 

Difficile, sapete, 蠍 il raccontare

di cos젴anti Alpini che vanno a morire:

poco pi㨥 ragazzi, nei loro occhi la vita

che per stupiditࠍ viene loro scippata.

 

Penne Nere d鴡lia, la forza, il coraggio

il ritorno ࢡita蠍 solo un miraggio.

Soltanto la follia di menti impazzite

poteva spedirli in queste lande infinite.

 

Folate di vento, pi튡ffilate di lame,

li divora il gelo, il sonno e la fame,

ma pi㨥 la fame, che ti strappa via il cuore

蠶edere sdraiato un fratello che muore.

 

Lui cieco ti fissa, ma forse ti sente,

e tu l젳ulla neve, che non puoi fare nienteﳰan>

 

Una colonna umana, come a scuola i bambini,

passo dopo passo se ne vanno gli Alpini

e piantano pietosi dietro ad un㢡 una croce,

e tuttrno pregano, ma non s䥠una voce

 

una vecchia in disparte osserva quel dramma:

suoi son occhi di pianto, suoi son occhi di mamma.

 

Sia vostra bandiera questo cappello,

che vi accomuna tutti, da fratello a fratello.

Vostra madre comune fu la sofferenza,

sorella invece la morte, come estrema licenza.

 

Ma cari Alpini, vorrei alfine sapere

perch頱uesto prezzo vi han fatto pagare,

e perch頭ai, lo sa solo Iddio,

per anni la Patria vi ha condannato all⬩o.

 

- Bruno  De Marco -

 

 

 

VI CHIEDO UNA MANO

 

Avevo tanti colori impressi nella mia mente, una gamma cosi favolosa di luci e variet஠Da troppo tempo non vedo altro che grigio젧rigio dell⩡ satura di polvere da sparo, il grigio dell㣩aio di mezzi abbandonati, il grigio di un elmetto forato,il grigio fumo di sigaretta tenuta con mano pesante젧rigio scintillare della canna di un fucile pronta a gridare il suo odio. Non capisco se sia pi졣erata la mia uniforme o l' idea che ho della vita. Mi hanno spedito quaggi꣯n l䥡 che essere un soldato sia solo gloria, valore e onorespan class=GramE>avverto nostalgia e voglia di casa. Vorrei scrivere una lettera ma tremo cosi tanto che a fatica riesco a stare nascosto in questa buca di fango puzzolente e angusta. Ho voglia di dormire...ma la paura di essere sorpreso mi fa sbarrare gli occhi. Avverto dei passi, mi preparo al peggio좲> Passo la pistola da una mano all촲a, mi accorgo di avere solo un proiettileﮠmi resta che stabilire se 蠰er il mio nemico o se rivolgere il colpo verso me stesso.

 

                                          - Alberto Chiaretto, Arre di Padova -

 

 

 

IL VOLANTINAGGIO AEREO DEI RUSSI NEL 1942

 

 

 

 

 

 

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